La scienza è nemica della metafisica?

 (Estratto da Una chance per il futuro, "Future Shock" n.26, novembre 1998)

                                                                 di         Antonio Scacco

 

Dai pochi esempi fin qui citati, si può fondatamente sostenere che la fantascienza è, per i giovani, veramente una chance per il futuro; né si possono considerare esagerate le belle, appassionate parole pronunciate da Robert A.Heinlein nel corso di alcune lezioni tenute all’Università di Denver nel 1957: "In senso generale, tutta la science fiction prepara la gioventù a vivere e sopravvivere in un mondo di perenne mutamento, insegnando che il mondo cambia. Più in particolare, la science fiction sottolinea il bisogno di libertà di pensiero, e l’ansia della conoscenza"1. Anche uno studioso del calibro di Gillo Dorfles ha sostenuto che non tutti gli scrittori di fantascienza sono "consapevoli di agitare problemi così rilevanti e cruciali; i più anzi li ammanniscono, inconsciamente su "ordinazione" perché è risultato da numerose inchieste qual è il pasto fantastico che le masse trovano più sapido e allettante". Tuttavia, "molti [dei loro] libri (e dei film o dei fumetti da essi tratti) sono effettivamente creati a buon fine, mirano cioè a ristabilire i valori d’una morale prevalentemente sana e saggia"2.

L'influsso benefico della religione nella società

Le parole di Dorfles ci spingono a soffermare la nostra attenzione su un aspetto particolare della crisi della modernità che, come gli altri aspetti sopra accennati, trova rispecchiamento nella science ficiton: la religione. Partiamo da una premessa: nella storia dell’umanità, non c’è stato mai alcun popolo che si sia professato ateo. Tutti hanno ammesso l’esistenza di Dio, anche se a volte lo hanno confuso, come i primitivi, con le forze della natura (jerofanie) o, come gli antichi greci e romani, gli hanno attribuito azioni e sentimenti umani (antropomorfismo).

Afferma Ildebrando A.Santangelo: "Il problema dell’Universo si riduce a questo dilemma: o è la materia che produce l'intelligenza, cioè il meno che produce il più; o è l’intelligenza che produce la materia, cioè il più che produce il meno. Nel primo caso non c'è intelligenza che organizza e progetta, non ci possono essere leggi, ma soltanto il caos, il corso della forza cieca e quindi della violenza, dell'ineluttabilità, del fato, e, giunti all'uomo, dell'odio; io stesso sono il prodotto del caso e di istinti. Nel secondo caso c'è il corso dell'intelligenza che vuole, che organizza, che fa le leggi, che sceglie, e quindi, giunti all'uomo, c'è il corso dell'amore; io stesso, in tal caso, sono il prodotto e la scelta santang.jpg (9717 byte)di un amore infinito contro tutte le forze cieche e le forze del male che non avrebbero permesso o voluto che io esistessi. Ora abbiamo visto da per tutto un ordine, delle leggi, dei fini o scopi da raggiungere: ciò rivela un Creatore Ordinatore" 3.

La presenza della religione, specialmente di quella cristiana, non può non avere un influsso benefico sulla società come ci documenta il seguente brano di Frederik B.Artz, citato da Erich Fromm in Avere o essere?: "Per quanto riguarda la società, i grandi pensatori medioevali ritenevano che tutti gli uomini siano uguali agli occhi di Dio e che anche i più umili siano dotati di infinito valore. In campo economico, insegnavano che il lavoro è una fonte di dignità, non già di degradazione, e che nessuno dovrebbe essere usato per scopi indipendenti dal suo benessere, mentre salari e prezzi dovrebbero venire stabiliti secondo giustizia. Nella sfera politica. insegnavano che la funzione dello stato è morale, che la legge e la sua amministrazione dovrebbero essere compenetrate dagli ideali cristiani di giustizia, e i rapporti tra governanti e governati fondarsi sulla reciprocità. Lo stato, la proprietà e la famiglia sono, in questa concezione, affidati da Dio a coloro che li gestiscono, e vanno quindi usati per favorire i disegni divini. Infine, l’ideale medioevale comportava la ferma credenza che tutte le nazioni e tutti i popoli sono parte di un’unica, grande comunità4.

La scienza è nemica della metafisica?

Purtroppo, con l’avvento della scienza, l’equilibrio culturale e politico del Medio Evo andò in frantumi. La scienza acquistò, come abbiamo visto più sopra, un’importanza così rapida e invadente, che cominciò a respingere da sé (specialmente sotto l’influsso del positivismo e dello scientismo) tutte quelle forme di vita e di pensiero che le erano estranee, tra cui in primis la religione. Bisogna però aggiungere che l’azione di compressione esercitata dalla scienza nei confronti della religione, non è qualcosa di preordinato. La scienza non è necessariamente nemica della metafisica, anzi, come afferma B. d’Espagnat, è "la fisica [che] rianima la metafisica". La responsabilità del divorzio tra scienza e religione ricade, in ultima analisi, sull’uomo. Questi rifiuta lo sforzo di un maggiore impegno etico che le mutate condizioni storico-culturali gli richiedono, e, stordito dal sogno di un’illimitata potenza che la scienza sembra prospettargli, è trascinato in un vortice travolgente, come in una reazione a catena, che "[…] spinge l’uomo a utilizzare la scienza per aumentare la sua potenza, a sua volta utilizzata per ottenere dalla scienza nuovi frutti. Si tratta di una specie di ebbrezza che oscura lo sguardo e lo distoglie da altri orizzonti. Ne consegue un’atrofia progressiva delle facoltà e della vita puramente interiore, tutti elementi costitutivi del clima indispensabile alla fede religiosa. La stima esclusiva dell'efficacia materiale nata dalla scienza vincola il cuore alle realtà puramente terrene e materiali, e poco alla volta lo rende impenetrabile al mondo divino. Questo, infatti, suppone innanzitutto un impegno personale di fronte a Dio, una comunione interiore con una realtà che si manifesta soprattutto nel silenzio del cuore: tutte cose estranee al mondo nato dalla rivoluzione scientifica"5.

L’inaridimento del senso religioso non può non avere conseguenze negative per la convivenza umana. Anzi, a ben riflettere, l’attuale crisi della modernità dipende proprio dall’eclisse del sacro, come evidenziano le seguenti parole del filosofo Nicola Abbagnano: "Quando viene meno l'uomo come unità di misura di ogni cosa, ecco che comincia il regno dell'arbitrio, della sopraffazione, perfino del genocidio legalizzato. È il regno in cui Robespierre dà la mano a Stalin, Hitler strizza l'occhio a Pinochet. Qua si uccide un uomo perché è "rosso", là lo si massacra perché è "nero". Ma la logica che fa scattare la spirale mortifera è sempre e dovunque la stessa. Quando Dio è stato schiodato dal cielo della trascendenza e negato e dissolto dall'immanenza, sul trono rimasto deserto si è assiso non l'uomo concreto, ma un'entità astratta che ha usurpato il suo nome. È allora che ogni freno è caduto e che si è aperto il varco all'irrompere nella storia di ogni ignominia"6.

Un esempio di fantascienza religiosa

Il romanzo di fantascienza che mette in risalto il valore della religione per una convivenza umana degna di questo nome, è Un cantico per Leibowitz (A Canticle for Leibowitz, 1959) di Walter Miller Jr. Vi si narrano le vicende dei frati di San Leibowitz, uno scienziato convertito che ha fondato l’ordine monastico con lo scopo di salvare i pochi libri rimasti dopo una catastrofe nucleare, di tramandarli alle generazioni future e di far così rinascere la civiltà umana. Alla maniera dei monaci benedettini, anche quelli leibowitziani copiano e impreziosiscono di miniature i libri, che vengono detti "Memorabilia". Alla fine, la civiltà ritorna al suo antico splendore, ma l’umanità è rimasta schiava dei vecchi vizi morali. La Terra è nuovamente sconvolta – e questa volta definitivamente – da un altro olocausto nucleare, e i monaci di San Leibowitz, con uno sparuto gruppo di terrestri, partono a bordo di un’astronave verso un altro sistema planetario, per portare in salvo la fede e la cultura.

Il messaggio religioso del romanzo di Miller è stato spesso frainteso dai critici, i quali hanno puntato la loro attenzione soprattutto sui risvolti politici e culturali della vicenda7. Secondo noi, l’Autore ha voluto principalmente dire che, senza una visione religiosa e trascendente della vita, ogni costruzione umana è fondata su basi fragili e, prima o poi, come un colosso dai piedi d’argilla, è destinata a crollare. Vengono alla mente le parole di Fromm a proposito di un falso idolo che l’uomo d’oggi si sarebbe creato, la "religione cibernetica": "[…] l'uomo ha fatto di se stesso un dio avendo la capacità tecnica di una "creazione seconda" del mondo, sostitutiva della prima creazione a opera del dio della religione tradizionale. O, per dirla altrimenti: abbiamo fatto della macchina un dio e ci siamo resi simili a dío servendo la macchina […], noi cessiamo di essere i padroni della tecnica per diventarne invece gli schiavi, e a sua volta la tecnica […] rivela l’altra sua faccia, quella di dea della distruzione (come la Kalì degli indiani) […]. Mentre a livello conscio continua ad aggrapparsi alla speranza di un futuro migliore, l’umanità cibernetica rimuove l’evidenza del fatto che è divenuta l’adoratrice della dea della distruzione"8.

Ritornando al romanzo di Miller, c’è un brano che, secondo noi, mette bene in evidenza l’idea che la scienza senza la fede non può non ritorcersi contro l’uomo:

Don Paulo non aveva preteso di convincerlo. Ma fu con il cuore pesante che l’abate notò la paziente condiscendenza con cui il thon lo ascoltava: era la pazienza di un uomo che ascolta un argomento che ha da molto tempo confutato con propria soddisfazione.

- Ciò che consigliereste in realtà, - disse lo studioso, - è che noi aspettiamo ancora un poco. Che sciogliamo il collegium, o che lo trasferiamo nel deserto, e in un modo o in un altro – senza possedere oro o argento – facciamo rivivere una scienza sperimentale e teorica, in un modo lento e difficile, senza dirlo a nessuno. Che noi salviamo tutto per il giorno in cui l’Uomo sarà buono e puro e santo e saggio.

- Non è questo che intendevo…

- Non è questo che intendevate dire, ma è ciò che significa quello che avete detto. Tenere la scienza chiusa in un chiostro, non tentare di applicarla, non tentare di far nulla fino a che gli uomini non saranno santi. Ebbene, non andrà. Voi lo avete fatto qui, in questa abbazia, e per intere generazioni.

- Noi non abbiamo nascosto nulla.

- No, non l'avete nascosto; ma vi ci siete seduti sopra, cosi quietamente, e nessuno sapeva che era qui, e voi non ne avete fatto nulla.

Una breve collera lampeggiò negli occhi del vecchio ecclesiastico…

- Devo leggervi un elenco dei nostri martiri? Dovrò citarvi tutte le battaglie che abbiamo combattuto per serbare intatti questi documenti? Tutti monaci diventati ciechi nella copisteria? per il vostro bene? Eppure voi dite che non ne abbiamo fatto nulla, li abbiamo nascosti nel silenzio.

- Non intenzionalmente, - disse lo studioso, - ma in effetti voi l'avete fatto... e per gli stessi motivi che, come voi sottintendete, dovrebbero essere i miei. Se voi tentate di salvare la saggezza fino a che il mondo diventerà saggio, Padre, il mondo non l’avrà mai.

- Capisco che l’incomprensione è radicale! – disse burberamente l’abate. – Servire prima Dio o servire prima Hannegan… questa scelta spetta a voi.

- Ho poca scelta, allora, - rispose il thon. – Vorreste forse che lavorassi per la Chiesa? – Il sarcasmo nella sua voce era inconfondibile9.

 

N O T E

1 Citato in G.Caimmi-P.Nicolazzini, Le storie future, in "Robot" n.33, Armenia, Milano, 1978, p.183. La tensione educativa di Heinlein è documentata dai romanzi scritti per la gioventù (juveniles) e da quelli della terza fase della sua carriera letteraria.

2 Gillo Dorfles, Nuovi riti, nuovi miti, Einaudi, Torino, 1977, p.225.

3 Ildebrando A.Santangelo, Il senso dell’esistenza, Comunità Editrice, Adrano, 1985, p.110.

4 Erich Fromm, Avere o essere?, Mondadori, Milano, 197916, p.184.

5 Jean-Marie Aubert, Il giovane e la scienza, Edizioni Paoline, Catania, 1963, pp.31-32.

6 I.A.Santangelo, op, cit., p.119.

7 Cfr.Collettivo "Un’Ambigua Utopia" (a cura di), Nei labirinti della fantascienza, Feltrinelli, 1979, p139, dove si mette in rilievo l’opera meritoria dei frati di San Leibowitz di portare "la razza umana verso un nuovo rinascimento e il ritorno della civiltà al livello che aveva raggiunto ai nostri giorni", ma poi il giudizio conclusivo è che il "romanzo è, ideologicamente, quanto mai equivoco".

8 E.Fromm, op. cit., p.200.

9 Walter Miller, Un cantico per Leibowitz, Ed. La Tribuna, Piacenza, 1964, pp.287-288.