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Il dibattito sull'uso dell'embrione per farsi
un figlio su misura o per curare gravi malattie è, oggi, più vivo che mai. Non sono solo
i credenti a sostenere che "non tutto quello che si può praticamente fare si deve
anche moralmente fare", ma anche fior di scienziati non credenti, come Daniel
Callaghan, uno dei pionieri della bioetica, il quale dichiara: "Posso dire che
l'embrione non è portatore delle stesse caratteristiche di una "persona", ma
devo giudicarlo lo stesso nella sua piena umanità" (Giulio Meotti, Ateo e
liberal, Callaghan spiega a Bush perché l'embrione non si tocca, "Il
Foglio", 29-1-2005).
Per i credenti, e per me che dirigo questa rivista, la legge 40, pur non
essendo certo etica in quanto permette pratiche contrarie alla morale naturale e al
rispetto della dignità umana, va comunque nella giusta direzione della difesa della vita
umana. L'astensione pertanto ai referendum abrogativo-modificativi della legge 40 è un
gesto di coerenza e di maturità da parte di chi si dichiara cattolico, come recentemente
ha sottolineato il cardinale Camillo Ruini: "È chiaro il senso dell'indicazione di
non partecipare al voto: non si tratta in alcun modo di una scelta di disimpegno, ma di
opporsi nella maniera più forte ed efficace ai contenuti dei referendum e alla stessa |
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applicazione dello strumento referendario in
materie di tale complessità" (Camillo Ruini, Quaresima, sfida al pensiero debole,
"Avvenire", 8-3-2005).
Ma quale dovrebbe essere la posizione di chi è appassionato di
fantascienza? Per chi ha sperimentato, sulla carta stampata o al cinema, gli orrori di
uomini manipolati e società programmate, come in Il mondo nuovo di Huxley, Il
seme tra le stelle di Blish, Pianeta Eden di Lem, L'uomo che fuggì dal
futuro di Lucas, La fuga di Logan di Anderson, ecc., la scelta non può essere
che quella di opporsi ad un futuro disumano. Altrimenti, a che servirebbe il monito,
contenuto nel primo dei romanzi citati? Infatti, come sottolinea Vincenzo Sansonetti
nell'articolo Il "mondo nuovo" è già qui ("Il Timone" n.38,
dicembre 2004, p.40), "se ripassiamo in sintesi la trama del romanzo capostipite di
questo genere fantascientifico-realistico, appuntoBrave New World, il libro più
famoso dell'inglese Aldous Huxley (1894-1963), ci accorgiamo che, settant'anni dopo, le
sue apocalittiche visioni si sono in pratica già realizzate, o comunque si potrebbero
tranquillamente realizzare, come conseguenza della mentalità oggi imperante, un micidiale
cocktail di materialismo, consumismo e tecnocrazia" |
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